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Il Chianti San Casciano in Val di Pesa
Posto nel cuore stesso della Toscana, il Chianti è noto in tutto il
mondo per la bellezza e la varietà del suo paesaggio.
Segnato dalla mano fecondatrice dell’uomo, come testimonia l’alternarsi
armonioso degli oliveti e dei vigneti, il Chianti conserva tuttavia, grazie alla
presenza di ampie zone boschive ancora intatte, un aspetto selvaggio e quasi
primitivo.
Il
Chianti e’ anche luogo in cui la natura
e la storia, il passato ed il presente si compenetrano in modo irripetibile.
Sulle colline chiantigiane si profilano infatti, inattesi ed improvvisi,
borghi medievali, casolari, castelli, chiese ed abbazie, a testimonianza di una
civiltà fiorente ed operosa.
Il Chianti è oggi una regione
attiva economicamente, anche grazie ad una produzione
vinicola di fama internazionale ed al turismo, instancabile in ogni periodo
dell’anno; ciononostante il rispetto
delle tradizioni, l’attaccamento alle proprie origini ed alla propria
identità rimangono estremamente forti, tanto da non poter lasciare indifferente
il turista, nel momento in cui si
trova ad ammirsare i prodotti dell’artigianato locale, ad assistere a
manifestazioni folkloristiche e festività tipiche o semplicemente ad assaggiare
una delle numerose specialità gastronomiche (sempre naturalmente accompagnate
dal buon vino!)
Terra
dai grandi contrasti, dai
tanti profumi, sapori, odori, cangianti secondo la stagione, il
Chianti racchiude in se un fascino tutto suo ed una magia inesauribile.
San Casciano "ieri e oggi" Situato sul punto più alto dei poggi che
separano la Val di Pesa dalla Val di Greve, San Casciano
appare oggi, con il suo traffico intenso ed il brulicare dei
suoi negozi, un moderno agglomerato cittadino, immerso nel
cuore stesso del Chianti fra Firenze e Siena. Le mura trecentesche, in parte ben
conservate, i numerosi palazzi rinascimentali e le
pittoresche ed animate piazzette, sono però indice di un
passato, in cui storia ed arte si sono strettamente
intrecciate. San Casciano era ai tempi di Roma una "mansio",
una sorta di area di sosta e scambio di merci per
viaggiatori e viandanti. Questo originario nucleo di
insediamento era situato in un primo momento nelle vicinanze
della importante Pieve di S.Cecilia a Decimo ed in seguito
presso il Castello di S.Casciano. Qui, intorno al XII sec.,
si affermò finalmente il nuovo borgo di S.Casciano,
denominato anche S.Casciano a Decimo, perché situato presso
il decimo miglio, cioè la decima pietra miliare, a partire
da Firenze. Il paese nascente assunse ben presto una
rilevanza strategica importante sia dal punto di vista
militare che delle comunicazioni. Infatti, dopo che il
Comune di Firenze si impadronì nel XIII sec. del controllo
del borgo, strappandolo dalle mani dei vescovi, e ne
cominciò l’opera di fortificazione, S.Casciano divenne un
baluardo difensivo fondamentale contro le scorrerie dei
Senesi. Rappresentò, inoltre, un nodo viario molto
importante per tutto il Medioevo, poiché sorgeva alla
confluenza di due importanti strade: quella che da Firenze
scendeva verso la Val d'Elsa, raggiungendo poi Volterra, e
la cosiddetta "Strada Romana del Chianti", che dopo aver
attraversato S.Donato in Poggio e Castellina arrivava a
Siena ed a Roma. A tutto ciò si aggiunge il ruolo di primo
piano che S.Casciano deve aver occupato nella vita artistica
e culturale del contado, come testimoniano le opere d’arte
conservate nel Museo d’Arte Sacra, all’interno della Chiesa
di S.Maria del Gesù. Esse sono il frutto del prolifico
incontro fra la scuola fiorentina del XIII-XIV sec., e la
pittura del Trecento senese. All’interno del museo si
possono infatti ammirare opere di Coppo di Marcovaldo
(Dossale con S.Michele Arcangelo e storie della sua
leggenda), di Lippo di Benivieni (Madonna col Bambino), di
Simone Martini (Crocifisso) ed Ambrogio Lorenzetti (Madonna
col bambino). Degno di nota è anche il Museo della
Misericordia, all’interno della Chiesa di Santa Maria al
Prato; vi sono racchiuse le opere raccolte dalla compagnia
della Misericordia, fra cui il Crocifisso di Simone Martini,
il Pergamo di Giovanni di Balduccio di Pisa, le tavole di
Ugolino di Nerio da Siena. Continuando il nostro excursus storico,
si può dire che le vicende di San Casciano sono segnate da
continue lotte e distruzioni, cui sempre hanno fatto seguito
prolifiche rinascite. Così nel corso del XII sec., San
Casciano ha dovuto subire le invasioni dei Senesi, quella
dell’Imperatore Arrigo VII nel 1312 e di Castruccio degli
Antelminelli nel 1326. Sempre in questo periodo il duca di
Brienne, signore di Atene, convinto dell’importanza
strategica di San Casciano, intensificò i lavori di
fortificazione del borgo, che però furono portati a
compimento solo nel 1356, dopo un rovinoso attacco della
Compagnia di Monreale. Divenuto fortezza inespugnabile, con
i suoi 1250 metri di mura, il palazzo del podestà ed il
cassero, S.Casciano si aprì ad una fertilissima stagione
artistica ed intellettuale. Durante il XV sec., furono eretti inoltre
numerosi palazzi, dimora della nobiltà fiorentina e della
ricca borghesia. Con il consolidarsi del potere mediceo
durante il XVI sec., San Casciano abbandonò la sua funzione
difensiva, si avviò all’abbattimento delle fortificazioni ed
i vari castelli nel contado si trasformarono in ville
prestigiose, luogo di ritiro dell’alta società fiorentina
del tempo. Vicino alla zona di "Spedaletto" è così
ancora possibile visitare "l’albergaccio", la villa che fu
da sempre proprietà di Niccolò Machiavelli. Un altro erudito
che possedette una villa nei pressi di S.Andrea in
Percussina fu Pier Vettori, che volle vivere in campagna per
accudire alla coltivazione dei suoi terreni e potersi
documentare per il suo Trattato degli ulivi, che sarà una
delle prime opere di agronomia scientifica del Rinascimento. Nuove lotte e distruzioni hanno segnato
anche il nostro secolo: il 26 Luglio del 1944, le mine
dell’esercito tedesco in ritirata ed un bombardamento
angloamericano ridussero di nuovo S.Casciano ad un cumulo di
macerie. Ma la rapida ricostruzione del dopoguerra ha
portato S.Casciano ad assumere la sua attuale fisionomia:
quella di una dinamica cittadina, di ingente centro
agricolo, nonché, con i suoi 18000 abitanti sparsi
all’interno di un vasto territorio, il nucleo abitato più
consistente del Chianti Classico. La modernità é però calata nello scenario
incontaminato della campagna chiantigiana e ad esso si
adatta perfettamente senza stridore. Il crescente benessere,
inoltre, non impedisce, ma anzi incoraggia la tutela delle
tradizioni, delle proprie origini storiche e culturali. LA TORRE DI LUCIANA Situata su un poggio che domina la
vallata della Greve e non lontana dall’antica chiesetta di
S. Donato, la villa di Luciana era un tempo un castello
longobardo dall’imponente fisionomia e dalla poderosa torre. Nel XV secolo si trasforma nella
cosiddetta villa la torre, che ospitava la potente famiglia
dei Bardi; nel XVII secolo i Pitti la adibivano
definitivamente ad uso colonico e ne facevano una delle loro
più lussuose residenze. Nonostante il suo passato glorioso ed il
suo valore storico ed artistico, la villa è andata incontro
nel corso del tempo ad un lento ma inesorabile declino.
Soltanto recentemente, attraverso una iniziativa
intelligente e degna di lode, si è potuto porre fine
all’assurdità di tale degrado: nel 1988 la Sacci, società
produttrice di cemento, ha provveduto al restauro della
proprietà per offrirla in uso gratuito all’Università degli
studi di Siena che, a sua volta, la ha destinata a sede
dell’Osservatorio per la ricerca e la didattica della
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Così
oggi Villa Luciana, ritrovata l’antica maestosità, è
divenuta la suggestiva cornice in cui si svolgono
esercitazioni di astronomia e si organizzano serate di
osservazione guidata, i cui animatori non sono solo
astronomi e studiosi, ma anche astrofili e numerosi
appassionati di stelle. Il progetto prevede l’uso dell’intero
complesso per altre attività scientifiche come zoologia ,
geologia, botanica con relativo erbario ed altre
attrezzature museali didattiche. IL GIARDINO DEL TRAMONT0 Il 27 maggio 1999 è la data
dell’inaugurazione del Giardino del Tramonto a la Romola,
nel comune di San Casciano, il monumento in memoria della
piccola Nadia Nencioni e della sua famiglia, vittime
dell’attentato di Via dei Georgofili a Firenze, il 27 maggio
del 1993. "Il tramonto si avvicina, un momento
stupendo, il sole sta andando via (a letto)…", queste parole
furono annotate dalla piccola Nadia, pochi giorni prima
della sciagura in cui perse la vita, quando assorta ammirava
il tramonto nel piccolo giardino dirimpetto all’abitazione
dei nonni, a la Romola. Alla fine della sua poesia Nadia
scrive "è sera, tutto è finito", come in un oscuro e
inconsapevole presagio di morte. Oggi nel verde di quel giardino, sotto i
pini le cui "ombre si allungano quando il sole va a
dormire", i bambini giocano intorno al monumento innalzato a
Nadia, a sua sorella e ai suoi genitori. Questo luogo,
quotidianamente pervaso dall’allegria infantile, non ha però
niente di funereo, che ricordi esplicitamente la morte. Si
è, infatti riproposto strutture in sintesi geometrica degli
elementi caratterizzanti il teatro della tragedia: la mole
della Torre de’ Pulci, che domina via Lambertesca con l’arco
delle Carrozze, il cumulo delle macerie ed in primo piano
l’Arno che serpeggia fra le case nel tratto compreso fra la
cascata di S. Niccolò e quella di S. Rosa. II progetto ideato dagli architetti
Giorgio Merlini e Luciano De Filla è stato realizzato
dall’impresa Giudici - Casali per la parte sstrutturale,
mentre le rifiniture e l’arredo dello spazio monumentale
sono state eseguite dagli allievi albanesi e kossovari della Scuola Professionale Edile di
Firenze. La realizzazione del Giardino del
Tramonto coinvolge inoltre anche gli abitanti e soprattutto
i ragazzi della Romola, che, sotto la guida del maestro
Loffredo, possono inserire frammenti di ceramica e vetro
colorato fra le tessere musive, dando vita ad una
decorazione allegorica. Il mosaico, infatti, avrà come
soggetti principali Pinocchio, simbolo del "politico
bugiardo", che tira una rete nella quale ci sono un’infinità
di pesci piccoli, grandi e di vari colori. Fra le meduse, le
stelle, ed altre creature marine, i tentacoli paurosi di un
grande polpo che rappresenta la malvagità della Piovra.. Immancabile la presenza del sole che "va
a morire" sul finire del giorno e quella dei giaggioli,
posti nelle fioriere a simbolo della città di Firenze. Il Giardino del Tramonto a la Romola è il
primo monumento realizzato in Toscana in memoria di vittime
della mafia; rappresenta così il tentativo pieno di poesia e
sentimento, ma forte e incisivo allo stesso tempo, di tenere
viva la memoria della piccola Nadia e della sua famiglia,
nonché lo sdegno per un intollerabile atto di barbarie. Itinerario "Storia e paesaggio fra le colline di San
Casciano". Dall’uscita dell’autostrada FI-Certosa si
percorre la Via Cassia per circa 2km fino ad arrivare a
Scopeti dove si gira a destra in direzione Sant’Andrea in
Percussina, oltrepassando il ponte sulla Greve. Questo ponte
è stato ricostruito dopo la seconda guerra mondiale secondo
i canoni dell’originaria, costruzione che risaliva alla
colonia romana. Si percorre una strada in salita all’interno
del "bosco degli Scopeti" fino ad arrivare al Borgo di
Sant’Andrea. Sant’Andrea in Percussina è un paesino di
fama internazionale, perché è in questo luogo che
Machiavelli trascorse i suoi lunghi anni di esilio, insieme
alla sua famiglia ed è qui che, fra il 1513 e 1524, scrisse
le sue opere principali come "Il Principe", "I Discorsi",
"L’arte della guerra" e "Le Istorie". Qui troviamo il ristorante L’albergaccio
del Machiavelli. Proseguendo in direzione San Casciano
troviamo Spedaletto, borgo che prende il nome dall’ospedale
di pellegrini che vi fu dal 1300 al 1600. Si prosegue ancora
in direzione San Casciano fino ad arrivare all’incrocio con
la via Cassia, si attraversa la Cassia e ci si immette in
via Decimo, dopo circa 500m troviamo la strada che conduce
alla millenaria Pieve si Santa Cecilia a Decimo. La Pieve
risale all’anno 774 e che sia stata edificata sui resti di
un antico insediamento etrusco. Ancora oggi la Pieve
conserva l’antica maestosità. Usciti dalla Pieve si riprende la Via
Cassia e si attraversa il paese di San Casciano fino a
trovare a destra un bivio con l’indicazione Certaldo e qui
si gira. Iniziata la discesa, verso la valle del Pesa, a
mezza costa sulla via del Borromeo, troviamo appunto Villa
Borromeo, che risale al XV secolo. Fu fatta costruire dalla
famiglia Borromei, divenuta poi proprietà dei Conti Capponi.
Negli anni 50 la villa fu acquistata dal Cav. Mario Zannoni,
che la trasformò in un raffinatissimo ristorante attualmente
condotte dalle figlie. La villa è circondata da un
bellissimo giardino all’italiana. Degna di nota anche la
cappella fatta costruire dai Conti capponi come copia esatta
della "piccola Casa di Loreto". Oltrepassata Villa Borromeo si prosegue
lungo la discesa e giunti al bivio si gira a destra in
direzione San Pancrazio, oltrepassato il ponte sulla Pesa,
si percorre la strada in salita dove si possono ammirare
bellissimi panorami. A metà salita si prende a destra in
direzione Castelvecchio, castello che fu di proprietà della
famiglia Cavalcanti e adesso è sede di un‘azienda agricola
dove si pratica anche agriturismo. Ritornati sulla strada principale si
arriva al paese di S. Pancrazio, dove si può ammirare la
Pieve romanica. Le prime notizie di questa Pieve risalgono
all’XI secolo. L’interno della Pieve si presenta di impronta
romanica, con i gravi pilastri che dividono, con archi a
tutto sesto, le tre navate. Sono conservate all’interno di
questa Pieve numerose opere d’arte, come la Madonna di
Taddeo Gaddi, allievo prediletto di Giotto, ed una stupenda
pala d’altare di Santi di Tito e, a fianco della Pieve, la
spaziosa canonica con vari locali affrescati. Usciti dalla Pieve si prosegue poi a
destra verso S. Quirico e dopo pochi chilometri si trova
sulla destra la bellissima villa di Lucignano o il Bosco.
Questa Villa che risale al XV secolo era la dimora della
famiglia Guicciardini, che ancora la possiede. Ritornando
verso S.Pancrazio, appena oltrepassato l’abitato, si
intravede, fra olivi e cipressi, la merlata torre del
Castello del Corno. Il Castello prende il nome della
famiglia Del Corno che nel XII secolo lo fece costruire. Nel
1400 divenne proprietà della famiglia Strozzi che lo
trasformò in Villa e la rese famosa per le bellissime feste
che vi organizzava. Gli attuali proprietari Antonio e Maria
Teresa Frova-Arroni, da alcuni anni lo hanno adattato ad
agriturismo, offrendo ai loro ospiti piacevoli soggiorni,
grazie anche alla splendida posizione naturale in cui si
trova a cavallo delle vallate del Pesa e del Virgilio. La
fattoria del Corno è ricca di ottimi vini che produce e di
olio extra vergine di oliva prodotto ancora con metodi
tradizionali nel proprio frantoio. E’ possibile anche
visitare sia il frantoio che le cantine attrezzate con
degustazione dei prodotti dell’azienda.