SCANDINAVIA
E CAPO NORD IN CAMPER
" IL " Viaggio
Di Meozzi Alberto, Tesi Roberto,
Gelli Manuela e Pancani Laura
16 Giugno - 13 Luglio dell’anno 2000

Da tantissimo tempo volevamo fare questo
Viaggio che scrivo con la V maiuscola perché lo ritenevo
veramente "IL" viaggio e spesso, in occasione di progetti
turistici o vacanze, saltava fuori il discorso che portava il
tema su Capo Nord e i Paesi Scandinavi.
La Scandinavia mi affascinava, soprattutto per il "sentito dire"
e per ciò che potevo aver letto e veduto in immagini. Nei
progetti era sempre stata una meta impossibile perché era nelle
nostre intenzioni realizzarla completamente, cioè visitando i
quattro Paesi che ne compongono la geografia con all’apice il
raggiungimento di Capo Nord quale meta finale.
Il Sole che non tramonta, i fiordi norvegesi, i laghi sterminati
disseminati lungo tutta la Finlandia, i fiumi vertiginosi che
formano rapide e cascate inusitate, le grandi Capitali, gli
animali e poi Il Circolo Polare Artico e Rovaniemi, il Paese di
Santa Klaus (conosciuto come Babbo Natale), la neve in Estate e
via dicendo.
Non sembrava realizzabile perché il tempo a disposizione per
poter organizzare un tale viaggio non era abbastanza per uno che
lavora e che non può usufruire di un periodo tanto lungo di
ferie.
Bisognava saper attendere il pensionamento!
Il pensionamento è arrivato e di conseguenza bisognava trovare i
compagni di viaggio e il mezzo adatto per farlo, prima che gli
acciacchi dell’età avessero preso il sopravvento sul desiderio e
sui progetti.
Cominciammo a parlarne in giro sondando la volontà di affrontare
una tale esperienza presso coloro che ritenevamo idonei e, come
noi, intenzionati ad affrontare "IL" viaggio a Capo Nord.
Qualcuno riteneva "facile" programmarlo; altri impossibile da
realizzare; qualcuno pensava ad una cosa che deve essere
programmata con anni di anticipo; qualcun altro, troppo
improvvisatore, ha ritenuto superfluo pensarci troppo sopra.
Forse tutti avevano ragione secondo le loro idee in merito e, a
cose fatte, devo dire che in mezzo a tutte queste ipotesi, la
più accreditata è quella che sta a metà strada di ognuna delle
opinioni espresse al riguardo.
Trovammo la compagnia e il mezzo di trasporto in un tutt’uno :
Laura e Roberto , proprietari di un camper, esperti di viaggi in
tutta Europa e in America , si dissero disposti a seguirci in
questa nostra idea e cominciammo a parlarne . Noi pensionati,
loro ancora a produrre ma in grado di assentarsi eccezionalmente
per 30 giorni, tanto era il tempo preventivato.
Ci incontrammo più volte, muniti di guide, mappe, cartine
geografiche e stradali, appunti di viaggi fatti da altri ecc.
ecc. e iniziò a nascere questa "creatura".
Preventivammo un viaggio di circa 30 giorni che , dopo aver
attraversato il Nord d’Italia e tutta la Germania fino ad
Amburgo ed aver toccato una fetta di Austria, ci permettesse di
traghettare per la Danimarca da dove avrebbe avuto inizio il
viaggio vero e proprio nella regione Scandinava.
Fu programmato l’attraversamento della Norvegia per arrivare a
Capo Nord per poi ridiscendere attraverso la Finlandia giù giù
fino ad Helsinky e poi, traghettando per Stoccolma, riprendere
la via del ritorno attraverso la Svezia e poi ancora la
Danimarca e poi…… l’inverso verso casa.
Visto sulla carta e programmato con l’entusiasmo di chi ama
viaggiare e vedere, sembrava tutto molto facile e di semplice
realizzazione, in realtà le cose non sarebbero state poi così
semplici anche se, diciamolo sinceramente, siamo stati assistiti
"quasi" sempre dalla buona sorte, anche quando c’è stato qualche
piccolo inghippo. Capita, percorrendo i chilometri che abbiamo
percorso e le varie località visitate, di avere degli
inconvenienti e quindi, considerando tutto, siamo stati tutelati
dalla fortuna.
Si parte da Pistoia la sera, verso le 21, dopo una cenetta
rapida. Saremmo dovuti partire da qualche ora ma per una serie
di piccoli contrattempi, non fummo in grado di fare meglio. Era
nostra intenzione andare avanti il più possibile in modo da
trovarsi, all’indomani, un pezzo in su nell’Italia,
possibilmente verso il confine e cioè al Brennero; ed al
Brennero arrivammo verso mezzanotte e qualcosa del giorno 16
giugno.
Sperimentammo per la prima volta il dormire insieme, senza
essere familiari stretti, all’interno del camper. Fu una cosa
nuova che comportò una certa dose di adattamento da parte di
tutti, a causa del fatto che noi, Manuela ed io, non avevamo mai
fatto una simile esperienza.
La stanchezza dei preparativi, del viaggio e dei primi disagi
fecero sì che il sonno prendesse presto il dominio della
situazione.
Il piazzale che ospitò il nostro camper era immenso e faceva da
accoglienza per centinaia di autotreni di tutte le nazioni
europee che si trovavano a transitare da quelle parti nel corso
della notte.
Ci svegliammo prestino, riposati e intenzionati a viaggiare
tutto il giorno per tentare l’attraversamento della Germania,
oltre al "pezzo" di Austria che comprende Innsbruck.
La sera di Sabato 17 Giugno riuscimmo nell’intento di
attraversare tutta la Germania e pernottammo nei pressi di
Amburgo, alle soglie del traghetto che l’indomani ci avrebbe
portato in Danimarca.
Domenica 18 Giugno da Puttgarden traghettammo per la Danimarca.
Una spola ininterrotta di traghetti sposta ogni giorno migliaia
di persone su auto, moto, autotreni, pullman, biciclette, a
piedi e ogni eventuale altro mezzo da e per la Danimarca e
l’operazione funge al posto di una strada che anziché per terra
viaggia sull’acqua.
Dunque iniziava il viaggio in Scandinavia.
Essendo questa la base di partenza vera e
propria decisi di dare un attributo particolare a tutte le soste
che per varia esigenza avremmo dovuto fare e così le denominai
nel modo seguente :
1 – Sosta Fame la fermata per rifocillarsi
2 – Sosta Sonno la fermata per dormire
3 – Sosta Fumo quando Roberto e Manuela dovevano dare sfogo al
loro viziaccio
4 – Sosta Video quando la TV trasmetteva il Calcio Europeo
5 – Pipisosta quando scappava e si voleva farla all’aperto
6 – Camperdrink quando la spia del gasolio faceva l’occhiolino
7 – Sostalook per vedere gli stupendi panorami che spesso
capitava di vedere
8 - Sosta foto per le foto e le riprese video
Giungemmo a Copenaghen, dopo un breve tragitto terrestre, la
sera del 18 Giugno alle 21 circa e campeggiammo al "Bellahoj",
uno schifosissimo e costosissimo camping che era formato da un
banalissimo prato con dei servizi somiglianti più ad un porcile
che ad un alloggio per curare l’igiene della persona. Restammo a
Copenaghen due giorni (tre notti) in modo da poter visitare
accuratamente la città, compreso il Parco Tivoli, e una gita in
battello lungo i canali e in mare aperto.

Non mancammo di una visita alla celeberrima "Sirenetta".
Il quartiere lungo porto formato da splendide costruzioni molto
somiglianti alle case di Amsterdam, coloratissime e di forme
disuguali l’una dall’altra, offriva una veduta singolare. I
canali che facevano da parcheggio per barche a vela, zattere da
turisti e barconi antichi della vecchia marineria Danese, davano
al quadro un tocco di originale coreografia.
Al ritorno dalla gita in battello trovammo un posticino dove
rinfrescarci; il caldo era torrido e già a Copenaghen si poteva
cominciare a gustare il prolungamento delle ore di luce. Ci
godemmo quel panorama fino a tarda sera, ma col sole ancora
alto.
Il 21 Giugno, ultimo giorno di primavera, ripartimmo dalla
capitale danese traghettando da Helsingor per Helsinborg, due
località che sono i punti di traghettamento fra la Danimarca e
la Svezia. Ad
Helsingor visitammo il Castello di Amleto, il luogo in cui
Shakespeare ambientò il suo "racconto" del famoso "To be or not
to be": dalle statue erette al di fuori del Castello,
raffiguranti Amleto ed Ofelia, si deduce con assoluta chiarezza
che Amleto era gay.
Traghettammo per la Svezia che si raggiunse in poco più di mezz’
ora.
La veduta fu subito assai gradevole per una serie di costruzioni
più o meno antiche, ma non antichissime, che nulla ha a che
vedere con la nostra arte e con le nostre bellezze in generale.
All’andata attraversammo la Svezia molto fugacemente, perché
l’avremmo ritrovata al ritorno e perché il nostro intento era
quello di arrivare in fretta in Norvegia per iniziare a visitare
tutte le bellezze che la caratterizzavano.
Transitammo per Goteborg senza fermarsi e a sera giungemmo ad
Oslo.
Fu difficoltoso trovare il campeggio che avevamo programmato
perché il medesimo si trovava nel centro collinare della città
e, per una serie d’incomprensioni con la cartina topografica, ci
arrivammo verso l’una di notte. Per
entrare a Oslo si deve pagare il pedaggio.!!!!
A quell’ora c’era ancora luce sufficiente.
Al mattino seguente, usando i mezzi pubblici, scendemmo dalla
collina per visitare la capitale della Norvegia. Non
è il caso di dilungare
troppo la descrizione perché questa città non offre quasi nulla
di bello, salvo il fatto che dimostra, a chi vi arriva dai paesi
del sud dell’Europa, una grande attenzione per l’igiene, la
pulizia, l’ordine, il rispetto per gli altri oltre ad una grande
disponibilità verso lo straniero.
Come in tutti e quattro i Paesi Scandinavi, tutti parlavano
l’inglese. Siamo
noi che non lo parlavamo, o lo parlavamo a stento e con accento
palesemente Toscopistoiese, ma fra tutti e quattro, anzi tutti e
cinque perché Jari è il più fresco di studi, siamo sempre
riusciti a farci capire specialmente se incontravamo persone che
parlavano l’Italiano. Rientrammo
al camping "Ekeberg" per il secondo e ultimo pernottamento ad
Oslo. Si
riparte verso Nord la mattina del 23 Giugno diretti a Stavanger.
Da lì inizia la parte più interessante per la visita ai Fiordi. Il
camping, a Stavanger, si trovava sulle rive di un lago con tanto
verde intorno e con una vegetazione multicolore. I
camping da queste parti sono concepiti più come parcheggio-sosta
che non camping vero e proprio. Quasi
dappertutto c’era la disponibilità di bungalow , che ci
permisero di dormire senza la compagnia dei "russatori". La
mattina di sabato 24 Giugno si parte dal campeggio di Stavanger
per raggiungere l’isola di Tau sulla quale è situata la roccia
famosissima del Preikestolen che in Italia è conosciuta come "IL
PULPITO". Breve
traghettamento, diciamo circa un’oretta, e si giunge all’isola
di Tau. Quando
si parla di traghettamenti, in Norvegia, non si fa più troppo
caso alla durata o alla quantità, perché percorrendo quelle
strade siamo obbligati dalla natura a dover effettuare frequenti
passaggi sull’acqua che sono l’unica soluzione per lo
spostamento da una località all’altra di questo grande Paese. I
fiordi ne sono la caratteristica fondamentale e per
attraversarli non c’è altro modo che l’uso della nave.
I traghettamenti erano frequentissimi e ben organizzati, tali da
permettere il passaggio sponda-sponda con attese sempre
accettabili, anche se, in casi di percorrenze lunghe, talvolta
siamo stati costretti ad attraversare le lingue di mare anche 5
o 6 volte in un giorno.
Dallo sbarco sull’isola di Tau, seguendo le indicazioni,
viaggiammo circa un’ora prima di raggiungere il posto della
nostra meta. Non sapevamo esattamente di che cosa si trattasse,
anche se le foto in nostro possesso erano tali da invogliarci a
voler vedere quel posto. Un
parcheggio a pagamento, a pagamento come tutte le cose che
vengono frequentate dai turisti, ci accolse per la sosta-fame e
per prepararci alla camminata verso quel posto.Giungendo a
quella piazzola-parcheggio chiedemmo lumi circa l’ubicazione e
la risposta che ricevemmo fu devastante . Per
vedere il Preikestolen o Pulpito si doveva camminare due ore !!! Restammo
di sasso, anche perché non sapevamo (da prima) di questa cosa e
poi perché, essendo in Norvegia e sapendo benissimo che mai, nel
corso dei prossimi anni saremmo tornati da quelle parti, era
gioco forza affrontare quell’imprevisto. La
stagione non ci stava assistendo; non era affatto caldo e per di
più iniziava a piovigginare. Mangiammo
in religioso silenzio non avendo nessuno il coraggio di
affrontare l’argomento o discuterne la scelta. Quando
terminammo, dopo aver scrutato il cielo, indossammo i K-way e
decidemmo di partire… …ma
non sapevamo che sarebbero state due ore di camminamento
verticale con pendenze a volte scoraggianti. Jari
e lo scrivente, il più giovane e il meno giovane della
compagnia, partimmo di buona lena verso quella località che
bisognava per forza che fosse bella ed interessante tanto quanto
era il sacrificio che stavamo affrontando. All’inizio
un viottolo assai ripido, con scalini artificiali fatti di
tronchi d’albero, fece capire subito di quale pasta sarebbe
stato il percorso da completare e in pochi minuti fummo subito
ad un altezza già considerevole che permetteva di vedere
lontanina la piazzola del parcheggio e il lago formato dalla
fine del fiordo che avevamo costeggiato giungendo fino lì. Il
resto del terzetto la prese con più calma. La
pioggerellina ci accompagnava alternando brevi pause che
servirono a non scoraggiarci troppo; se fosse piovuto fin
dall’inizio forse non avremmo proseguito e ora non saremmo qui a
descrivere quella "passeggiata". Il
percorso fortunatamente concesse delle pause di terreno
pianeggiante che attraversavano prati verdissimi e sentieri
scogliosi , con il possibile uso di passerelle in legno che
permettevano ai camminatori di non bagnarsi troppo le zampe
posteriori. Poi la strada, se così si può chiamare, riprese a
salire in un modo che difficilmente si può descrivere con un
racconto. Un ammasso di rocce e sassi difformi, quasi
perpendicolare, scivoloso a causa dello scrosciare dell’acqua
proveniente da sorgenti sotterranee si presentava a chi lo
doveva affrontare come un qualcosa di impossibile da "scalare".
Gli scalini, che per natura formavano questo ammasso di rocce,
potevano avere dislivelli di diverse decine di centimetri e
mettevano a dura prova le gambe degli arrampicatori. La
selezione avveniva per natura: chi non ce la faceva poteva
tornare indietro ma nessuno, almeno per quanto potemmo vedere
noi, si era ritirato dalla competizione che la natura ci metteva
dinanzi. Il
camminamento che, come detto, durava due ore offriva anche
attraversamenti panoramici incredibili. Quando
si cominciò ad arrivare ad una certa altezza, all’improvviso, si
percorse un saliscendi di colline che avevano ai propri lati dei
laghetti nei quali si specchiavano le montagne circostanti; poi
ancora rocce e viottoli scoscesi e strettissimi che imponevano
la regola del dare o ricevere la precedenza fra chi saliva e chi
scendeva, tanto era angusto il passaggio obbligato. Poi come
d’incanto, quando il percorso giunse a metà del tragitto apparve
il primo tratto del fiordo. Una lingua tortuosa, azzurrissima
che scivolava via fra le pareti scoscese si presentò ai nostri
occhi a mo’ di conforto per tanta fatica profusa. In quel tratto
si camminava normalmente come fossimo su dei prati in pianura ma
in realtà eravamo fra le montagne anche se non molto alte (
circa 650 metri ). Di
fronte a noi, dall’altra parte della montagna, una serie di
cascate ripidissime e altissime che si formavano per lo
sciogliersi delle nevi mostravano un altro dei risvolti della
bellezza di questo posto ; ma il percorso del fiordo è la cosa
di gran lunga più bella. Da quel posto in poi, salendo verso la
meta del camminamento, la veduta del corso d’acqua si fece
sempre più ampia e più profonda. Jari
ogni tanto si fermava affaticato e dichiarava che i suoi
genitori certamente non ce l’avrebbero fatta a sopportare tanta
fatica; il "vecio" del gruppo invece continuava imperterrito a
macinare strada esortando il piccolo del gruppo a non disperare: Arriveremo
al pulpito come programmato e nulla ci fermerà !!! Dopo
i prati, i laghetti, le cascate ecc. si riprese la via impervia
che in certi punti era corredata di corrimano incastrati nella
montagna tali da consentire un appiglio in caso di…..
scivolamenti o vertigini ; in certi momenti eravamo sullo
"scrimolo" di rocce altissime e perpendicolari all’acqua, da
un’altezza di circa 600 metri. Era
veramente uno spettacolo fantastico che forse mai avremo la
possibilità di rivedere. Cammina….
cammina, dopo due ore (meno 10 minuti) fummo alla meta. Il
Preikestolen era una roccia quasi piatta, larga una ventina di
metri con una balconata semiovale a picco sull’acqua del fiordo
che, soltanto a vederla da lontano, provocava vertigini e senso
di insicurezza; arrivandoci sopra si poteva ammirare un panorama
che solo le foto potevano rendere reale. Veniva
fatto di sdraiarsi per ammirare bene il panorama che era sotto e
per fare le riprese con la video camera, era l’unico sistema per
non provocare pericolose vertigini. La piazzola non aveva
nessuna protezione e spesso qualche matto si sedeva sull’orlo….
e faceva morire di paura solo a guardarlo. Facemmo
le foto e le riprese e dopo aver incamerato negli occhi e nel
cervello tanta bellezza riprendemmo la via del ritorno. Questa
volta era discesa !!! Poco
dopo aver iniziato il ritorno…… sorpresa !!!!! Manuela
Laura e Roberto erano quasi arrivati alla meta. Affaticati
,arrabbiati e stanchi . Ci
complimentammo per la loro riuscita e tornammo indietro, di
nuovo su insieme verso il posto tanto agognato. Ripercorremmo
nuovamente l’ultimo pezzo di sentiero ma, al colmo della
sfortuna, nel mentre si era alzata la nebbia !!!!!!!; la rabbia
per tanta fatica sprecata montava ancora di più. Due ore e più
di cammino per vedere solo nebbia! Fortunatamente
avevamo documentato noi, Jari ed io, lo spettacolo di natura e
quindi gli altri dovranno accontentarsi di vedere il tutto
tramite foto e film. Se
Manuela e Roberto fumassero meno sigarette avrebbero avuto il
fiato necessario per arrivare insieme a noi e non si sarebbero
persi quello spettacolo. Hanno
promesso che NON smetteranno di fumare !!! Ripercorremmo
all’indietro, TUTTO SOTTO LA PIOGGIA, la via del ritorno
impiegando le solite due ore a causa dei pericoli di
scivolamento e della difficoltà di ridiscendere quella specie di
muraglia di massi. Chi
non aveva visto altro che nebbia maledisse quella faticata ed in
effetti il sacrificio e il tempo impiegati furono veramente
tanti, ma anche noi, che avevamo potuto godere della vista del
pulpito, credo ricorderemo quell’avventura per sempre. Giungemmo
al camper alle sette di sera. Poi,
dopo il traghettamento all’indietro, rientrammo al camping di
Stavanger : Italia
– Romania 2 – 0; almeno dal campionato Europeo… buone notizie. Domenica
25 Giugno si ripartì alla volta di Bergen. Chiedemmo
lumi alla ragazza della reception del camping che ci rivelò che
per fare i 160 km che ci separavano da Bergen occorrevano circa
5 o 6 ore. Motivo? La
percorrenza della strada per quella città comporta il
traghettamento di 3 o 4 fiordi e quindi…attese per la nave,
lentezza della medesima negli attraversamenti, strada
strettissima e con limiti di velocità molto bassi ecc. Ci
armammo di pazienza e, come previsto, giungemmo a Bergen dopo 6
ore, comprensive di sosta fame, pipisosta, sosta look, ecc .
ecc.. L’ingresso
in città prevedeva il pagamento del pedaggio: e noi pagammo !
BERGEN E’ UNA CITTADINA STUPENDA.

E’ adagiata sulle colline prospicienti il porto, piene di verde
e di abitazioni fantastiche.Nessuna è uguale all’altra ne come
disegno architettonico ne come colore. La
strada lungo porto era affollata di negozi per turisti, come
accade in ogni città di grande attrattiva turistica, e gli
edifici che ospitavano questi negozi erano tutti di stile antico
difformi fra loro con i tetti a punta (antineve) tutti rifiniti
in legno come erano le vecchie abitazioni dei pescatori del
secolo scorso (o forse più) e tutti colorati, l’uno diverso
dall’altro, tali da creare una veduta veramente singolare e
gradevolissima. Dalla
sponda opposta del porto c’era una veduta molto bella. Come
tutte le città della Norvegia era pulitissima, ordinata, senza
caos da traffico, ben servita di parcheggi e con una piazza
immensa situata nel cuore della città. Era
dotata di un Ufficio Turistico veramente eccellente, sia come
organizzazione che come ambiente nel suo insieme; sempre
affollato da gente di tutto il mondo anche perché dal porto di
Bergen partivano le gite in nave per le visite ai fiordi più
famosi e ricchi di bellezze naturali. La gita più gettonata era
quella per il Sonjen Fjord. Mentre
eravamo in attesa del nostro turno per avere le informazioni su
varie soluzioni di percorrenza del territorio norvegese,
incontriamo un signore romano che avevamo conosciuto al camping
di Stavanger.Trattasi di personaggio in giro per il nord Europa
che come noi voleva raggiungere Capo Nord. Viaggiava
da solo con un mezzo semivan, attrezzato di tutto punto,
compresa la macchina da caffè espresso, biondo tinto con
barbetta del medesimo colore e voglioso di compagnia e di
fraternizzazione. Nel
parlare del più e del meno facemmo la conoscenza reciproca, si
chiamava Alessandro, si offrì di farci un caffè espresso
trasportando la propria macchinetta nel nostro camper. Aveva
perduto la moglie poco tempo fa, ed era per questo che viaggiava
da solo. Ci scambiammo indirizzi, posta elettronica, pareri,
suggerimenti e numero di telefono per dialogare a distanza
mentre procedevamo verso nord. Noi avevamo in programma una gita
nel Sonjen Fjord, mentre lui ci avrebbe preceduto verso le Isole
Lofoten. Lunedì
27 giugno andammo per mare con un battello designato all’uopo
per visitare questo lunghissimo fiordo che si incunea nel ventre
terrestre per circa duecento chilometri. Stemmo
fuori tutto il giorno e gli spettacoli di natura che vedemmo
furono veramente bellissimi. La
stagione non ci era del tutto propizia, piovigginava, tirava
vento e faceva abbastanza fresco, diciamo freddino. La
nave scivolava via nel corso d’acqua e costeggiava montagne con
cascate altissime provocate dallo sciogliersi dei ghiacciai.
Piccoli agglomerati di poche casette sparse qua e là
caratterizzavano il panorama di questi luoghi che in inverno
devono essere veramente….. opprimenti. Le cime delle montagne
erano ancora imbiancate e offrivano una visione dell’insieme
assai suggestiva. Fraternizzammo con le persone che, come noi,
avevano scelto quella gita e ci trovammo a dialogare con un
signore israeliano che masticava le sue 4 o 5 lingue compresa,
naturalmente, la nostra. Ci
facemmo coraggio e gli chiedemmo se conosceva l’Italia: da capo
a piedi !! Nel
parlare ci disse: " chi va piano va sano e va lontano". Avremmo
voluto contraccambiare con un proverbio, magari in francese o in
spagnolo. A
me venne in mente di completare quel proverbio che lui ci aveva
ricordato, dicendo… "però arriva tardi". Lui
soggiunse: " Nostro Signore aspetta con pazienza, sa che
arriveremo". Conoscemmo
altre persone di altre nazionalità, ma dovunque ci volgevamo a
parlare, loro sapevano la nostra lingua, ma non viceversa. Giurammo
: "Tornando a casa dovremo andare ad imparare almeno l’inglese". E’
la ventesima volta che lo promettiamo !!!. La
giornata in mare ebbe anche momenti di noia e di
insoddisfazione, causa la ripetitività dei panorami, della
brutta stagione e della salute precaria di quasi tutti i
componenti il drappello, causa i postumi dell’acquata rimediata
nella scalata al Preikestolen . Arrivammo
alla destinazione prevista e da qui, dato che il tempo ce lo
permetteva, facemmo una visita ad una località vicina, sempre
usando la nave, ma non la medesima. Sbarcammo
in un piccolissimo agglomerato che, stando a quanto vedemmo,
doveva essere popolato da gente che amava intensamente la
lettura. Contammo
6 o 7 librerie fornitissime di libri, provenienti da tutte le
parti del mondo, scritti in tutte le lingue e catalogati in modo
impeccabile dai gestori delle medesime. Fotografammo
una libreria all’aperto, a disposizione dei visitatori, senza
nessuna sorveglianza e affidata alla correttezza e all’onestà di
chi voleva procurarsi un libro da leggere per poi rimetterlo al
proprio posto. Capimmo
che in inverno in quella località, dove il freddo e la neve la
facevano da padroni, altro non restava che dedicarsi alla
lettura. Non vedemmo antenne Tv o parabole e dal posto in cui
era ubicata forse era difficile che vedessero transitare anima
viva. Le anime morte trovavano il loro posto in un cimiterino
tutt’intorno alla piccola chiesa che si trovava leggermente più
in alto sulla riva del fiordo. In
questo periodo gli agricoltori erano intenti ad accantonare il
foraggio per l’inverno per il bestiame, sia ovino che bovino,
che vedemmo dappertutto pascolare numerosissimo,. Rientrammo
a Bergen la sera piuttosto tardi, affamati, stanchi e non troppo
soddisfatti; quella gita in mare tutto il giorno, nonostante i
panorami ammirati poteva essere "saltata" con notevole risparmio
di tempo e….. di "dindi". Caso volle che transitassimo in quelle
zone, percorrendo le strade lungo il fiordo, l’indomani mentre
andavamo verso nord; pazienza! racconteremo il tutto ed
eviteremo a coloro che percorreranno le medesime strade di
scegliere questa gita. Dopo
il terzo pernottamento a Bergen, la mattina del 28 giugno
riprendemmo il cammino. La
meta prossima era Trondheim. Procedendo
verso nord fummo costretti dalla geografia ad attraversare un
passo alpino che raggiunge i 1030 metri. Salendo trovammo
moltissima neve. A giudicare dal paesaggio si poteva presumere
che fosse nevicato da poco, anche se le strade risultavano
perfettamente sgombre e la neve, compatta ai lati come fosse un
muro, era alta più di due metri. Scendemmo verso la valle per
cercare un posto per la sosta sonno perché , quando ci eravamo
presi a pallate, era quasi mezzanotte e la luce era perfetta per
dare sfogo alle nostre scemenze. D’altra
parte non capita tutti i giorni di divertirsi con la neve a
mezzanotte il 29 di giugno !!! Mentre
stavamo per ripartire un piccolo gregge ci venne incontro
belando a più non posso come era accaduto il pomeriggio del
medesimo giorno quando una pecora mamma era quasi salita sul
camper per rifocillare se e i suoi due piccoli. Nutrimmo
le bestie e riprendemmo a scendere. La
visione del Gejranger Fjord c’impone la fermata.

Nonostante fosse passata la mezzanotte da un bel po’, visto che
il chiarore ci assisteva, prima della sosta sonno ci dedicammo
alla veduta del panorama che questo angolo di Norvegia ci
proponeva. Eravamo
ad una altezza di circa 4-500 metri e giù, nel basso, lo
specchio d’acqua formato dall’insenatura del fiordo incastrato
fra le montagne a picco fin dentro l’acqua, contornato di tanto
verde, di piccole abitazioni sparse qua e là, di tante cascate
più o meno copiose mostrava una visione che non aveva uguali. Ancorata
in mezzo a quella specie di grande lago , una nave da crociera
che aveva portato fin lì qualche migliaio di turisti completava
la veduta, resa ancor più suggestiva da quella luce quasi
artificiale decretata da una natura stramba che non permetteva
al sole di andare a pisolare. Due
turisti, più strani di noi, si erano appollaiati su due sdraio
per ammirare in santa pace quello scenario unico e per gustarsi,
in religioso silenzio, lo spettacolo recitato gratis da madre
natura. Erano
quasi le due quando demmo ascolto al sonno e alla stanchezza e
ci accampammo vicino ad un altro camper che, come noi, aveva
scelto quella piccola radura che sovrastava quanto ho descritto. Sveglia
solerte, anche perché il calore del sole aveva invaso il nostro
piccolo mondo viaggiante e sentimmo il desiderio di un po’
d’aria fresca…; e poi perché volevamo rivedere di giorno ciò che
avevamo visto la notte precedente. Con
il sole…. se possibile era ancora più bello. I
colori erano privilegiati da "palla rossa" e così… altre foto,
altro film, altre ulteriori espressioni di meraviglia. I
due turisti delle sdraie erano ripartiti presto per non subire
il disturbo della nostra colonia chiassosa. Buon viaggio ! E
cominciammo a discendere dopo aver consumato la nostra mattutina
razione di cibarie. Arrivammo
giù, sulle rive del fiordo e, come capitato altre volte in
circostanze simili, ci rendemmo conto che la visione del
panorama era assai premiata dalla vista dall’alto. Il
paesetto che dà il nome al fiordo era affollato di turisti di
ogni lingua; altri non erano che quelli sbarcati da quella
grande nave ancorata nello specchio d’acqua antistante. Dopo
le solite "compere" si procedette, costeggiando il fiordo, su di
una strada panoramica irta ma bellissima, che in poco tempo ci
portò alla medesima altezza del posto dove avevamo pernottato. Durante
il tragitto ci fermammo per diverse soste-foto e gradatamente
lasciammo la visione di questo bellissimo anfratto per dirigerci
verso Trondheim. Arrivammo
vicinissimo alla città ed al primo campeggio che trovammo,
sempre rigorosamente in riva ad uno specchio d’acqua e
rigorosamente acqua di fiordo, ci fermammo per la notte e per
vedere l’incontro di cappa Europa di calcio Italia – Olanda. Giungemmo
al campeggio che l’incontro era ormai alla fine. Avevamo
calcolato male l’orario della partita. Infatti
eravamo già ai supplementari e stavano per essere calciati i
calci di rigore. La
sala del campeggio era invasa da tedeschi, olandesi e altri
personaggi tutti….. anti-italiani
!!! Per
noi tre fu un godimento da matti passare il turno ai rigori…
contro tutto e tutti !!! Era
il 29 giugno. Dopo
aver viaggiato, e visto cose che non vale la pena descrivere, il
1° Luglio eravamo a MO-I-RANA. Visitammo
una grotta che avrebbe dovuto essere chissà che cosa… e invece
avevamo fatto strada per nulla o quasi. Poi
saremmo dovuti andare a vedere da vicino un ghiacciaio che però
era distante, se visitato a piedi, e scomodo, se visto dal mare.
Rinunciammo e tornammo indietro desiderosi di arrivare quanto
prima in un posto di per sè assi affascinante :
IL CIRCOLO POLARE ARTICO.
l 1° Luglio sarà una giornata da ricordare. Andammo
verso il Circolo Polare Artico che, sentito nominare ai tempi
della scuola e visto sulle cartine, sembrava essere un posto
irraggiungibile o quasi. Viaggiammo
con una temperatura che assomiglia più al Marocco o all’Egitto
che non ai posti che stiamo attraversando. Ci
fermammo in prossimità di un fiume che scendeva vertiginoso giù
verso un lago che era corredato di piazzola con tanto di tenda
lappone, ….piena di acchiappaturisti. Ci
apprestavamo ad entrare in quella terra che è dei popoli Lapponi
e che suscita una buona dose di fascino.Quando si parlava di
Lapponia immaginavamo terre sconfinate coperte di neve eterna,
di cani Husky che trainavano le slitte, lupi affamati in cerca
di prede, uomini e donne coperti di pellicce con cappuccio
peloso, orsi bianchi ecc. Niente
di tutto ciò. Erano
solo impressioni dettate dal fatto che, stando a casa con un
atlante davanti, vedendo la posizione di queste terre pensavamo
a tutt’altra cosa. Ripartimmo
in allegria dopo aver fatto le nostre solite spesucce. In ogni
chiosco che abbiamo visitato c’è rimasto il segno del nostro
passaggio. ALLE
ORE 16 DEL 1° LUGLIO 2000 RAGGIUNGIAMO IL CIRCOLO POLARE ARTICO Ci
fermammo e facemmo le rituali riprese filmate, foto che
immortalavano il passaggio da cotanto sito, acquisti di varie
stupidaggini che servono a farci ricordare il posto ed una
visita di rito ai monumenti che ricordano il passaggio di
eserciti in guerra ed i caduti che hanno difeso dall’invasione
nazista. Era
un posto senza vegetazione, con una collinetta che sovrastava il
piazzale di sosta, contornato da montagne non molto alte ma
ancora cariche di neve e, di conseguenza, di cascate più o meno
copiose. Ci
spiaceva ripartire perché avremmo voluto goderci un po’ di più
quel posto che aveva un suo indiscutibile fascino, ma la strada
da percorrere era ancora lunga e dovemmo allungare il passo. Percorremmo
un tratto in falsopiano prima di iniziare la discesa a valle. Costeggiammo
un fiume gonfio e vertiginoso che correva con impeto verso la
pianura. E
naturalmente fermata d’obbligo a fare foto e film per portare a
casa documenti veramente irripetibili. Fortunatamente la
videocamera è corredata di microfono tale da non farci perdere
l’effetto rumore di questo fiume spettacolare. Apro
una parentesi per dire due cose che potrebbero sfuggirmi. In
tutti e quattro i Paesi Scandinavi si viaggia con i fari accesi
anche di giorno e se qualche volta dimenticavamo di accenderli
eravamo sollecitati, da chi ci incontrava, ad adeguarci. E’
successo due volte quando alla guida era lo scrivente. Viaggiavamo
verso BODO. Località
nota per "i gorghi": uno spettacolo di maree che provocano
vortici di acque che si incontrano in un determinato punto
sovrastato da un ponte lunghissimo. Passammo
dalla rituale Azienda di Turismo per chiedere lumi sull’ora in
cui sarebbe avvenuto questo fenomeno naturale dei vortici, sul
posto dove osservarli e sull’orario di partenza dei traghetti
verso le Isole Lofoten.

Da Bodo si traghetta per visitare queste famosissime Isole
ubicate sulla parte nord ovest del mite felino.
Il mite felino altro non è che la Norvegia.Vista sulle cartine
geografiche assomiglia molto ad una tigre sdraiata, ma siccome è
un Paese accogliente bellissimo e popolato di gente affabile e
disponibile mi va di dichiararlo un felino, si, ma mite. Al
tourist office gaffe esilarante dello scrivente.
Domanda : "Qual è il posto esatto dove poter ammirare i
vortici ?"
Risposta : "Il ponte che si trova a 25 km. dal centro in
direzione est"
Domanda : "A che ora si verifica il fenomeno ?" (***)
Risposta : "Stasera si può vedere dalle 23,55."
Domanda : "E per osservare lo spettacolo a quest’ora così tarda
come si fa, c’è illuminazione artificiale ?"
Risposta (corredata di risata spontanea): "Le basta la luce del
sole ?.. Si ricordi che da noi in questo periodo….."
Risata generale di tutti i presenti.
La gaffe era fatta.
(***) Come in tutti i posti del globo le maree sono
determinate dalla fase lunare ed ogni giorno dell’anno, il
fenomeno è calcolato e descritto in un opuscolo stampato, tale
da informare in modo esatto il turista.
Via verso questo ponte, attrezzato di
megapiazzole per la sosta di camper, roulotte ecc. Sosta
fame, pipi sosta, sosta look e soprattutto sosta foto. Il
sole era ancora altissimo quando alle 22 circa termina il
rifocillo. Eravamo
alla base del ponte e dovevamo arrivare fino alla sommità per
poter osservare perfettamente il fenomeno dei vortici. Vento
fortissimo ed aria piuttosto fresca, anzi, direi proprio
fredda.Moltissime persone si erano radunte giù alla base del
ponte, sotto i piloni, per poter osservare più da vicino lo
spettacolo, ma per poter fare le riprese e le foto era più
adatta la posizione scelta da noi. Le
montagne tutto intorno sono chiamate " i monti viola" ed
offrivano uno spettacolo suggestivo anche per la presenza di
neve copiosa fino a basse quote. Alle
nostre spalle, nascosto a tratti dalle nubi che si rincorrono,
il sole offriva un’immagine incredibile specialmente se veniva
fatto di controllare l’ora . Si
avvicinava la mezzanotte e la luce era totale. All’ora
stabilita iniziò a verificarsi ciò che era previsto. La
marea proveniente dal mare aperto scivolava via lesta, acqua su
acqua, e andava ad incontrare la corrente che veniva
dall’interno del fiordo. La cosa provoca gorghi d’acqua
veramente unici e quello che più colpiva era il vedere scorrere
acqua su acqua, come se quella in arrivo dal mare corresse su di
un letto asciutto con dislivelli che potevano arrivare a circa
quattro metri. Stormi
innumerevoli di gabbiani si radunavano sulle basi del ponte in
attesa dell’arrivo della marea che portava con se prede
succulente per questi antipaticissimi volatili. Facevano un
rumore assordante e bisticciavano continuamente per accaparrarsi
il posto migliore per l’attacco. Turisti
in barca o in piccoli battelli giravano attorno al luogo
dell’impatto per vivere da vicino lo spettacolo. Restammo
fino all’una di notte e poi via al punto d’imbarco per le
Lofoten, in modo da poter usufruire del traghetto del mattino
seguente (ore 6,30). Sosta
sonno nel parcheggio d’imbarco….niente affatto!!! Dopo
pochi minuti una nave, supplementare rispetto al programma, ci
permise di salire a bordo per il traghettamento, in modo da
poter sfruttare le ore della notte. Ne fummo soddisfatti …ma non
troppo, perché la cosa ci avrebbe impedito di dormire.Restammo
nel camper (cosa che non faremo mai più), nonostante il divieto,
Laura, Manuela ed io; Roberto e Jari salirono in coperta. La
traversata, lunga 3 ore e mezzo, sembrò eterna !! Mare
forza non so quanto. Ondeggiamenti paurosi, scotimenti e
sobbalzi caratterizzarono quelle 3 ore e mezzo di quel maledetto
mare solcato da quella improbabile carretta. Restando
all’interno del camper perdemmo lo spettacolo della notte con il
sole alto e ci prendemmo una paura cane. E
non dormimmo, a parte Laura che….non si accorse di nulla..!!! Giungemmo
a destinazione alle 5 del mattino; parcheggiammo e cercammo di
dormire. Avendo
parcheggiato erroneamente al sole….dopo poco eravamo cotti !!! Dovemmo
ripartire per trovare un posto meno disagevole. I
panorami che si presentarono alla nostra vista ci ripagarono
ampiamente dei disagi subiti con la traversata e il mancato
dormire. Le
isole Lofoten sono composte da tante terre montuose e non,
piccole penisolette con poche piccole abitazioni da fiaba, con
panorami naturali di rocce e di anfratti marini veramente
splendidi. I
colori che si potevano vedere, specialmente al mattino, davano
un tocco particolare a tutto il paesaggio. Le
montagne che circondavano Stamsund erano abbastanza alte, a
picco su un mare azzurrissimo, avvolte da tenui sciarpe di
nebbia che facevano da ornamento alle cime aguzze che spuntavano
oltre. L’aria
fresca ci rigenerò e la veduta panoramica ci riconciliò con il
sacrificio affrontato….e superato. Sapevamo
che non avremmo dovuto ri-traghettare per ritornare sulla terra
ferma ed anche questa cosa ci confortava assai. La
visita alle Lofoten impegnò i giorni 2 e 3 Luglio. Girammo per
le varie località delle isole che altro non sono che piccoli
agglomerati di casette di pescatori e cose affini. Capitava
di vedere con una certa frequenza grosse quantità di pesce
appese al sole per l’essiccazione. Si
trattava per la maggior parte dei casi di merluzzi e salmoni . Sarebbero
serviti sia per la vendita in esportazione sia per il consumo
invernale quando il ghiaccio impedisce la pesca. Fotografammo
e filmammo il più possibile, tante piccole particolarità che
dalle nostre parti non è possibile vedere. Il
2 Luglio lo ricorderemo come una …brutta giornata di sport. Ci
fermammo in un campeggio per la sosta fame e sosta sonno e la
giornata non poteva essere peggiore per lo sport italiano : la
Ferrari era solo terza e l’Italia del calcio perse
un’incredibile finale con la Francia ai campionati Europei. Il
3 Luglio si ripartì da Svolvaer (ultima località toccata sulle
Isole) alla volta di Narvik. Procedendo
verso nord fummo costretti dalla geografia ad attraversare un
passo alpino che arrivava fino a 1030 metri. Salendo trovammo
moltissima neve. A giudicare dal paesaggio si presumeva che
fosse nevicato da poco, anche se le strade risultavano
perfettamente sgombre e la neve, compattata ai lati come fosse
un muro, era alta più di due metri. Scendemmo verso la valle per
cercare un posto per la sosta sonno perché, quando ci eravamo
presi a pallate, era quasi mezzanotte e la luce era perfetta per
dare sfogo alle nostre scemenze.D’altra parte non capita tutti i
giorni di divertirsi con la neve a mezzanotte del 3 di
Luglio!!!. Mentre
stavamo per ripartire un piccolo gregge ci venne incontro
belando a più non posso come era successo il pomeriggio del
medesimo giorno quando una pecora mamma era quasi salita sul
camper per rifocillare se e i suoi due piccoli. Nutrimmo le
bestie e riprendemmo a scendere. La
visione del Geyranger Fjord ci impose una fermata. Nonostante
fosse passata la mezzanotte da un bel po’, visto che la luce ci
assisteva, prima della sosta sonno, ci dedicammo alla veduta del
panorama che questo angolo di Norvegia ci offriva. Eravamo
ad un’altezza di circa 4-500 metri e giù, in basso, lo specchio
d’acqua formato dall’insenatura finale del fiordo incastrato fra
le montagne a picco fin dentro l’acqua, contornata di tanto
verde, di piccole abitazioni sparse qua e là, di tante cascate
più o meno copiose, mostra una visione che non ha uguali. Ancorata
in mezzo a quella specie di grande lago, una nave da crociera
che aveva portato lì qualche migliaio di turisti completava la
veduta, resa ancor più suggestiva da quella luce quasi
artificiale decretata da una natura stramba che non permetteva
al sole di andare a pisolare. Due
turisti, più strani di noi, si erano appollaiati con due sdraio
su una roccia a starpiombo, per ammirare in santa pace questo
scenario unico e per gustarsi, in religioso silenzio, lo
spettacolo recitato gratis da madre natura. Erano
quasi le due quando demmo ascolto al sonno e alla stanchezza e
ci accampammo vicino ad un altro camper che, come noi, aveva
scelto quella piccola radura che sovrasta quanto sopra
descritto. Sveglia
solerte, anche perché il calore del sole aveva invaso il nostro
piccolo mondo viaggiante e sentiavamo il desiderio di un po’
d’aria fresca…; e poi perché volevamo rivedere di giorno ciò che
avevamo visto di notte. Con
il sole ….se possibile era ancora più…. bello. I
colori erano privilegiati da "palla rossa" e così altre foto,
altro film, altre espressioni di meraviglia ecc.. I
due turisti delle sdraio erano ripartiti presto forse per non
subire il disturbo della nostra colonia chiassosa. Buon viaggio
! E
noi cominciammo a discendere, dopo aver consumato la nostra
mattutina razione di cibarie. Arrivammo
giù, sulle rive del fiordo e, come capitato altre volte in
circostanze simili, ci rendemmo conto che la visione del
panorama era assai più premiata dalla vista dall’alto. Il
paesetto che dava il nome al fiordo era affollato di turisti
d’ogni lingua; altri non erano che quelli sbarcati da quella
grande nave ancorata nello specchio d’acqua antistante. Dopo
le solite "compere" procedemmo, costeggiando il fiordo, su una
strada panoramica irta ma bellissima, che in poco tempo ci portò
alla stessa altezza del luogo dove avevamo pernottato. Durante
il tragitto ci fermammo per diverse soste-foto e gradatamente
lasciammo la visione di questo bellissimo anfratto per dirigerci
verso Svolvaer. Era
il 3 Luglio, eravamo in giro per l’Europa da 17 giorni e ancora
non eravamo arrivati al "Check Point"; dovevamo sbrigarci, ma le
impreviste bellezze avevano frenato la nostra marcia ed il
programma aveva subito i ritardi conseguenti. Salimmo
verso la cima di un monte che, come al solito, era ancora
ammantato di neve. Qua
e là folti gruppi di pecore e di mucche di tutti i colori
pascolano tranquillamente sui prati verdissimi. La
stagione mite consentiva loro di pranzare strappando il frumento
dal terreno,cosa che non potranno fare in inverno quando la
temperatura la neve e il ghiaccio renderanno impossibile
l’uscita dagli ovili e dalle stalle nelle quali consumeranno il
frumento accantonato dagli agricoltori in questo periodo. Avevamo
visto l’operazione d’accantonamento e la filmammo perché ci
sembrò interessante e fatta a regola d’arte: dopo la mietura, il
mangime veniva compresso in grandi ruote, come da noi si fa per
la paglia, e poi veniva avvolto, a macchina, con dei teli di
materia plastica che ne manterranno la freschezza proteggendolo
dall’umidità. Anche
questa sosta - film aveva comportato un impiego di tempo, ma era
valsa ad accrescere la nostra conoscenza delle cose. Continuammo
a salire e …finalmente ecco il primo branco di renne !!!. Attendevamo
da tanto questo momento. Insieme all’alce, questi animali sono
la caratteristica di queste regioni e tenevamo molto a vederle e
fotografarle. Per
fare ciò dovemmo fermarci in salita, su di una strada quasi
ghiacciata e con qualche automezzo che per sorpassarci doveva
fare manovre un po’ azzardate…..con conseguenti mandate …..a
quel paese. Imperterriti
continuammo, dopo aver fatto i nostri comodi. Come
sempre, sosta fame alle 22 o giù di lì. L’indomani
4 Luglio, dopo aver rifocillato il mezzo con un drink adeguato,
ovvero un camper-drink, ci muovemmo per l’ultima tappa verso
l’insù. Viaggiammo
tutto il giorno dopo aver sostato a Narvik ed a Alta ( ma solo
per poco tempo). Trovammo
ancora branchi di renne che attraversavano tranquillamente la
strada; poi arrivammo alla galleria sottomarina che immette
sull’isola dove è situato Nord Kapp, costeggiammo il paesetto
che è ai piedi delle colline che portano al Capo e alle 21 del 4
Luglio 2000 arrivammo sull’immenso piazzale. LA
META DELLA GITA E’ RAGGIUNTA SIAMO FINALMENTE A "C
A P O N O R D"

Per percorrere la galleria che ci avrebbe portato sull’isolotto
di Capo Nord pagammo fior di quattrini.
Per accedere al piazzale del Capo ancora soldi….e tanti, sia per
il mezzo che per le persone. La
sosta sul posto era consentita solo per due notti, salvo esborsi
ulteriori. Tutto
costava tantissimo alla faccia di coloro che criticano sempre il
nostro Paese e tutto ciò che nel nostro Paese si ritiene venga
fatto pagare troppo, specialmente ai turisti. Comunque
eravamo arrivati sani e salvi fino lassù, e, forse, eravamo un
tantino delusi nel trovarsi in questo posto che credevamo più
affascinante, più accogliente e più bello. Ma era comunque la
nostra meta. I
turisti, meno avventurosi di noi, possono arrivare fino a Capo
Nord con navi da crociera che approdano al porticciolo del
paesetto dove con i pullman vengono accompagnati fin lassù. Non
credo ci sia niente di avventuroso in quel tipo di turismo e il
sapore della "conquista" deve essere scialbo come la minestra a
brodo senza sale. Il fascino di sapersi a Capo Nord per quei
giramondo consiste solo nel poter dire: " Ci sono stato " Certo
non può chiamarsi avventura nemmeno la nostra, però, per
arrivarci, abbiamo dovuto affrontare un viaggio di 18 giorni che
ha comportato una percorrenza (all’andata) di circa 6
mila chilometri con tutto ciò che comporta di conseguenza: la
ricerca dei campeggi, i frequenti traghettamenti, le enormi
spese rispetto al costo della vita in Italia e via dicendo. All’interno
dello stabile che comprende il tutto di Capo Nord incontrammo
nuovamente Alessandro, il romano, e, vicendevolmente, scambiammo
le varie impressioni su ciò che avevamo visto e vissuto fino a
quel momento. Anche
lui ci parlò della tremenda traversata da Bodo alle Lofoten. Stemmo
in piedi fino a tarda notte…, con il sole alto, anche se
nascosto dalle nuvole e avemmo fortuna nel fare subito le foto
di rito e le riprese filmate, perché l’indomani, al nostro
risveglio, una nebbia fittissima avvolgeva tutto e, uscendo dal
camper per gli ultimi acquisti, facemmo fatica a trovare lo
stabile dove era ad attenderci, avido, il negozio di souvenir. Pioggia,
freddo e nebbia davano al paesaggio un aspetto tale che venne
fatto di dire : "In
questo posto bisogna venirci in estate !!!…. Il calendario
segnava 5 Luglio 2000. Dopo
la meritata sosta-fame, ripartenza per l’ingiù alle ore 15,30. La
Finlandia ci aspettava, ma prima di arrivarci ci aspettava,
purtroppo, un contrattempo. Era
giovedì 5 luglio e mentre stavamo percorrendo la strada che
portava verso il confine, effettuammo una sosta che, a dire il
vero, non faceva parte dell’elenco esposto in partenza. A
Roberto venne in mente di bagnarsi i piedi nell’acqua del mar
Baltico, che stavamo costeggiando e che avremmo lasciato di lì a
poco per deviare verso altra direzione. Bagnati
che furono i piedi, risalito al posto di guida, il mezzo non
volle saperne di ripartire! Riflessione: Eravamo
in Norvegia, a 4mila chilometri da casa, in una regione dove la
densità di popolazione era di 17 anime per chilometro quadrato,
dove, di conseguenza, gli agglomerati abitati sono lontanissimi
l’uno dall’altro e dove le officine meccaniche…… immaginarsi lo
stato d’animo di tutti! Ma
nella sfortuna , il caso volle che, a 50 metri dal posto che
chiameremo "piedi bagnati", ci fosse un’officina meccanica
addetta alla riparazione di autotreni e trattori ( ci trovavamo
in una zona esclusivamente agricola). Andammo
a chiedere soccorso e, per fortuna, il nostro inglese fu
sufficiente a farci capire dai titolari della ditta. Trovammo
subito piena disponibilità, anche se il guasto, di carattere
elettronico, non era di loro competenza. Ma
provvidero a chiedere l’intervento di un carro attrezzi al paese
più vicino distante da quel posto ben 50 chilometri. Potrà
anche non sembrare gran che, ma rifacendosi alla realtà italiana
è come se un automobilista subisse un guasto a Pistoia ed il
soccorso più vicino dovesse arrivare da Pisa. In
attesa, venimmo invitati all’interno dell’ufficio del meccanico
(che esige di farci un caffè) e col quale scambiamo qualche
parola, rigorosamente in inglese. Era
un giovane pacioso, che si dichiarò poco incline allo studio e
si scusò per il suo inglese norvegizzato, ma che ci confidò
candidamente che, durante le lezioni di lingua straniera,
preferiva dormire. Preparò
il caffè in un recipiente che emanava tutti gli odori di
un’officina meccanica. Frugando
su di un tavolo che conteneva di tutto riuscì a trovare la
zuccheriera e qualche cucchiaino che "pulì" strofinandolo ben
bene sulla tuta da lavoro, tale da fargli acquisire i suddetti
odori. Il
caffè era….caldissimo. Annusando bene il recipiente era come
bere un qualcosa che stava fra il gasolio, la benzina, la
morchia, l’olio da motori e cose affini, ma l’amore con cui ce
lo fece era superiore a tutto. Andò
a cercare due album di foto che volle farci vedere con cura e
per ogni foto volle darci la relativa spiegazione.La foto di una
volpe ci attrasse più di ogni altra e guardando bene ci
accorgemmo che per due terzi dell’anno in quel posto vivono fra
la neve, il freddo e il buio. Alcune
foto di belle ragazze furono motivo di allusione amorosa da
parte nostra, ma il grande e grosso ragazzone, arrossendo,
dichiarò che erano solo "amiche". Conversammo
ancora fino all’arrivo del carro attrezzi e comprendemmo bene
che per le persone che abitano in quei luoghi era quasi un
avvenimento poter dialogare con estranei ed alla luce del
sole.La loro stagione di luce è breve, fatta di poche cose che
non siano i pascoli e la pesca e di un passaggio di persone
ridotto all’osso. Credo
che anche per loro sia stato un diversivo da ricordare. Il
carro attrezzi ci accompagnò alla cittadina da dove era partito,
ci piazzò davanti all’officina meccanica, in un piazzale
qualsiasi dove avremmo fatto sosta-fame e sosta – sonno;
nell’elenco delle soste non avevamo previsto la sosta-rabbia. Ci
dissero che l’officina, preventivamente avvertita del nostro
bisogno, avrebbe aperto l’indomani mattina alle otto. Pagammo il
trainatore con una cifra "da..mutuo" e non ci mollarono finchè
non trovammo il modo di prelevare il contante necessario. Si
può dire incazzatissimi ? Bene, noi lo eravamo all’ultimo
stadio. D’altra
parte se vuoi viaggiare nel mondo, devi saper accettare questo
ed altro. Il
paesetto si chiamava Lakselv. Non cercatelo sulle cartine della
Norvegia, fatica inutile. La
mattina del 6 luglio all’apertura dell’officina, a nostra
domanda, rispondono che il lavoro del quale abbiamo bisogno
potrà essere fatto… la settimana ventura !!! (sic). In
quei frangenti, per far comprendere il nostro disagio, le nostre
necessità, la distanza da casa ecc. fu difficile farsi capire
con l’inglese di cui disponevamo, ma le nostre facce parlavano
chiaro. Iniziarono
febbrili ricerche di altre officine. Nella cittadina, cercando
cercando, ne trovammo altre tre ma tutte, chi per un motivo chi
per un altro, non dettero la loro disponibilità ad
accontentarci. Telefonammo
in Italia a persone di nostra conoscenza per capire se il guasto
fosse stato riparabile con suggerimenti od altre alchimie. Roberto
chiamò l’Europe Assistance, in Italia, per chiedere lumi sul da
farsi, visto che ne ha l’assistenza, ma prima di avere risposte
esaurienti ci rivolgemmo al locale Ufficio Turistico spiegando
il nostro problema. Viste
le difficoltà, sull’orlo della disperazione, chiedemmo dov’era
il posto di Polizia più vicino a cui rivolgerci per ottenere
aiuto. A
quel punto qualcosa si mosse e, finalmente, rispose l’Europe
Assisance che, tramite nostre comunicazioni, sollecitò
l’officina alla quale ci eravamo rivolti in prima battuta
e………..alle ore 17 circa potemmo ripartire dopo un lavoro di
riparazione che durò poco più di venti minuti. Dopo
pochi chilometri traversammo un fiume sul cui ponte era posto un
cartello che segnalava il confine fra la Norvegia e la Lapponia
che loro, i Lapponi, vogliono sia chiamata Regione SUOMI O
SAPMI. Passammo
dall’ufficio competente per il rimborso della loro IVA sugli
acquisti fatti in Norvegia e, poi, via, alla ricerca del primo
camping in terra finlandese per la prima sosta fame – sonno. Amara
sorpresa all’arrivo. La
Finlandia, regione notoriamente lacustre e paludosa, ha, come
caratteristica principale la presenza, forse è meglio dire
l’invasione, delle "zanzare". Ce
ne erano a miliardi; nugoli ronzanti e dispettosi che si
avventavano su tutti con voracità inaudita. Entravano
all’interno del camper, all’interno di ogni locale, sulla
faccia, nel naso, negli orecchi, nelle fessure fra la retina
antizanzare dei vetri dei finestrini e, insomma, in ogni
possibile locale a disposizione, sia umano che non. Se
non fossero state odiose da morire……… sarebbe stato uno
spettacolo! Mentre
conversavamo con la gestrice del camping la sua faccia era
tempestata da questi animalettacci che non la smettevano di
infastidire a più non posso. Loro, i FinlandoLapponi , convivono
con questo indicibile fenomeno con una flemma ed una
rassegnazione che li fa sorridere quando noi ci arrabbiavamo e
tentavamo di scacciarli o schiacciarli. Abbiamo
fatto delle carneficine… ma loro, sempre più ronzanti,
punzecchiose e imperterrite rimpiazzano quelle soppresse e
ripartano all’attacco. Quando
dovevamo sostare per una delle varie esigenze dovevamo
escogitare soluzioni di apri-chiudi rapido per evitarne
l’ingresso all’interno del camper. Le poche che riuscirono ad
entrare ebbero vita breve ma prima di morire cercarono di fare
del loro….meglio. Era
ormai il 7 luglio, stavamo scendendo verso sud . Nel
tragitto critico della Finlandia, quello cioè più infettato,
siamo stati schiavi di queste battaglie combattute a suon di
spray, di unguenti, di maledizioni e spiaccicamenti vari.Sulla
parte alta del camper un cimitero di insetti appiccicati ci
ripaga della noia e del disagio che ci hanno procurato (anche se
abbiamo dovuto ripulire). In
alcuni negozi di souvenir vendevano magliette e portachiavi
raffiguranti le "tremende" con su scritto: "I LIKE TOURIST"…. ed
è tutto dire !!!Prima di giungere a ROVANIEMI ci fermammo un
paio di volte per visitare piccoli villaggi lapponi con tende e
sgabuzzini costruiti in perfetto stile loro.Dappertutto si
compra qualcosa !! Giungemmo
nella patria di Papà Natale nel pomeriggio del 7 luglio. Altra
località "pelasoldi" che, meno male, comprendeva al suo interno
la demarcazione del "NAPAPIIRI POLARKREIS" (Circolo Polare
Artico) e la possibilità di far inviare letterine di Natale, dal
personaggio simbolo di quel posto, ai bambini delle nostre
famiglie parentelate. Musiche
in chiave natalizia inondavano tutta la piccola cittadella
denominata "Santa Klaus Village". Foto
ricordo d’obbligo con alle spalle il simbolo demarcatorio 
del Circolo Polare Artico e poi, in marcia, per scendere quanto
più in fretta possibile lungo questa terra popolata da renne che
attraversavano tranquillamente la strada e da una quantità
impressionante di laghi. Paesaggi senza abitazioni , con boschi
zeppi di pini ad altissimo fusto e vegetazioni verdi. Non
è un gran che, ma è sempre un qualcosa che non avevamo mai visto
prima. Le
zanzare erano ormai un brutto ricordo, perché, già prima di
Rovaniemi, ci avevano lasciato in pace..se Dio volle. Rispetto
alla Norvegia le strade erano molto più larghe, con il fondo
stradale ottimo, la velocità consentita era accettabile, il
traffico quasi inesistente ed il costo della vita più che
dimezzato rispetto alla Norvegia. In
tutta la Finlandia ci sono abitanti quanti a ….ROMA. Anche
qui grande rispetto, cordialità, educazione e disponibilità
verso lo straniero. Giungemmo ad HELSINKY Sabato 8
Luglio.Trattandosi della Capitale pensavamo ad una grande città.
In realtà è poco più di una cittadina, molto ben tenuta,
verdeggiante, con un importantissimo porto dal quale partono
ogni giorno, più volte al giorno, navi importanti che
trasportano "di tutto" verso il sud del continente ed in special
modo verso la Svezia, ovvero verso Stoccolma.

Un contrattempo imprevisto ci impedì di visitarla accuratamente
perché, la mattina, per pura fatalità e per nostra fortuna, una
volta tanto, venimmo a sapere che, per traghettare in Svezia,
c’era un’unica possibilità che consiste nel "dover" salire entro
le quattro del pomeriggio sull’unica nave disponibile da lì a
sette giorni . In questo caso abbiamo avuto la sorte dalla
nostra, perché altrimenti avremmo dovuto percorrere un tragitto
lunghissimo risalendo all’indietro una fetta di Finlandia per
traghettare in altra località con conseguenti grosse perdite di
tempo. Domenica 9 luglio alle 18 partimmo per Stoccolma. La
mega nave traghetto che ci ospitava era semplicemente stupenda.
Apparteneva alla "Viking Line" e faceva parte di una flotta di
altre unità simili che ogni giorno andavano e venivano dalla
Svezia. Era dotata di ristoranti, pub, bar, sala da ballo con
orchestra, sala giochi per ragazzi, casinò, cinema, sale lettura
e grandi dotazioni di poltrone, su ogni ponte, per ammirare il
paesaggio. La sala da ballo, fino ad una certa ora, fu occupata
da una troupe che intratteneva i bambini con giochi e spettacoli
adeguati. Uno sportello bancario funzionava da agenzia di cambio
e tutta la struttura era dotata di diversi ascensori che portano
su e giù i passeggeri per gli otto piani presenti sulla nave. Le
cabine erano dotate di letti a castello, con bagno e docce
efficientissimi, insonorizzate, con aria condizionata e varie
luci per leggere senza disturbare i coabitanti, eventualmente
dormienti. La traversata non comportò ondulamenti per mare
grosso ma sicuramente la stabilità del mezzo era tale da
garantire un viaggiare tranquillo in ogni situazione. Arrivammo
a Stoccolma la mattina del 10 luglio alle 10 circa. Faccemmo
colazione a bordo della balena e poi via in cerca del solito
campeggio che trovammo leggermente in periferia. A
dire il vero si trattava di un pessimo posto, ma ormai si
trattava anche di uno degli ultimi posti fuori dall’Italia per
cui ci adattammo… sapendo che ormai il Viaggio volgeva al
termine. Uso
questa espressione che può sembrare strana, ma dopo tanto
girovagare, per avendo goduto di tante cose belle, sentivamo
tutti il bisogno di "tornare" a casa. Visitammo
Stoccolma che, fra tutte e quattro le capitali nordiche, è stata
sicuramente di gran lunga la più bella. E’
situata su 14 isole con canali, ponti e un lago al centro che ne
fanno una metropoli gradevole da girare, con un centro pedonale
caratterizzato da viuzze strette piene di negozi di ogni tipo,
chiese importanti e tante altre particolarità ammirabili. Nei
negozietti di souvenir lasciammo gli ultimi spiccioli rimasti. La
visita alla città comprese la giornata del 10 e la mattina
dell’11 luglio. Si
arrivò in centro usando la metropolitana che transitava vicino
al campeggio e che passava ogni 10 minuti circa. Ripartimmo
da Stoccolma (da rivedere senz’altro con più calma) il
pomeriggio dell’ 11 luglio verso le 15,30. A
questo punto la meta era casa nostra. Durante tutto il viaggio
era capitato spesso, sia viaggiando che prima del "coricamento"
di fare interminabili partite a scala quaranta. Si
giocava, naturalmente a coppia, e colui o colei che aveva per
partner Laura godeva del grande vantaggio della "fortuna" della
medesima. Si potrebbe dire "culo" ma trattandosi di parola
scurrile …evito. Eravamo
tutti intenzionati a tirare via per arrivare quanto prima e per
questo decidemmo turni di guida anche di notte per affrettare il
rientro. L’autostrada
svedese non costava niente ed era ben strutturata anche se ci
imponeva una velocità massima di 110 km. all’ora.Arrivati a
Malmo pagammo il pedaggio per il nuovo ponte che collega la
Svezia alla Danimarca e che era stato inaugurato pochi giorni
prima. Esattamente il 1° luglio come da programma. E’
una struttura immensa, lungo quasi 8 chilometri, stilisticamente
simile al Golden Gate di San Francisco.Al di là fummo di nuovo
in Danimarca. Non restava che traghettare per la Germania,
dopodiché i traghetti e i ponti di collegamento erano finiti !!! Ore
13,30 del 12 luglio: sosta fame, camper drink, pipisosta e
partenza in gran carriera. Guidavamo
a turno fino alle 3 di notte, Roberto ed io, ed a pochi
chilometri da Innsbruck il sonno vinse ! Meglio fare una sosta
sonno. Dopo
poche ore ripartimmo, ormai la meta era vicina, ed alle 10 circa
del 13 passammo la frontiera del Brennero. Odore
di brioches calde, odore di caffè espresso, odore d’Italia e…
domande in italiano. Il
primo personaggio che incontrammo era un camionista siciliano.
Gli domandammo informazioni sulla prossima area di servizio
dotata di Bar e la risposta avvenne in una lingua sconosciuta. -
Do you speak english ? faccio io.... -
Ma che minchia è ? ..risponde il connazionale. Capimmo
di essere finalmente arrivati. Grande
colazione, la prima in Italia dopo quasi un mese a base di cose
Italiane e al pomeriggio verso le 16,40 eccoci di nuovo a casa
nostra. "IL"
Viaggio finisce qui e quando ne parlerò, almeno io, specificherò
che questo è stato veramente
"IL" VIAGGIO. | |